Ricca di personalità la prova fornita con la maglia numero 11 dell’Italrugby da Simone Gesi, trequarti livornese classe 2001, nipote, figlio e fratello d’arte. A Windhoek, nel primo dei tre test match del Summer Tour 2025, il talentuoso atleta labronico è stato schierato titolare nel suo ruolo naturale di ala sinistra dal commissario tecnico azzurro Gonzalo Quesada.
L’Italia si è imposta con autorità sui padroni di casa della Namibia, 6-73, e tra i migliori in campo figura proprio Gesi, al suo quarto cap. Assolutamente meritato l’alto voto (7,5) attribuitogli dal sito specializzato OnRugby, che così lo ha descritto: “La sua meta è il solito mix di velocità e capacità di finalizzare, ma è sempre presente in tutte le zone del campo, vince tutti i duelli aerei e nel finale di primo tempo con una grande azione ispira la meta di Trulla”.
Gesi è nato nella cantera biancoverde, il settore giovanile del Livorno Rugby – dal 2022 targato Unicusano –, che dal 1931 lavora con passione e continuità. Il numero di giocatori di primissimo piano “prodotti” dal club non è frutto del caso, né solo di madre natura o del salmastro respirato a Livorno. Il merito va soprattutto agli allenatori e agli educatori, che accompagnano i ragazzi fin dal minirugby, trasmettendo valori forti: tecnici, sportivi e umani.
Nel corso degli anni, il club ha fatto della formazione dei giovani una vera missione. Il vivaio biancoverde non è solo una fucina di talento: è un ambiente in cui si cresce insieme, dove il campo diventa scuola di vita e i legami si costruiscono nel tempo, tra fatica, divertimento e senso di appartenenza. I numeri parlano chiaro, ma sono le storie come quella di Simone a raccontare meglio di tutto cosa significhi essere parte del Livorno Rugby.
Aver iniziato da piccolo col Rugby Livorno a sette anni – afferma lo stesso Simone Gesi – sicuramente è stato un vantaggio, ricorda sempre mio padre che invece ha iniziato da adolescente insieme a mio zio, anche perché mio nonno, nonostante avesse giocato a rugby, non lo riteneva lo sport adeguato per loro e per il rugby di quei tempi. Altri tempi in effetti. Ma tant’è… Oggi il gioco fortunatamente si è evoluto tantissimo, le regole attuali ne favoriscono il dinamismo e quindi la spettacolarità. Devi decidere cosa fare in minor tempo e, oltretutto, se vuoi essere nel posto giusto al momento giusto, devi correre come un dannato! Oggi mi ritrovo con immenso orgoglio ad indossare la maglia azzurra consapevole di rappresentare e perpetuare la tradizione del rugby livornese ad alto livello. Mi sto impegnando molto, spero di esserne all’altezza e di poterlo fare sempre meglio. Sono sempre legato a Livorno, a tutti i ragazzi, con i quali ho avuto modo di crescere rugbisticamente dal minirugby alla prima squadra, consolidando oltre il campo le amicizie. Come posso sono a casa, anche perché la mia ragazza, Valentina, è livornese, fortunatamente sportiva anche lei e quindi mi capisce; anzi, è stata uno stimolo ulteriore a farmi crescere come persona oltre che sportivamente. Quando gioco sento la vicinanza di tutti i rugbisti livornesi e questo mi dà un’ulteriore carica. Ma guardiamo avanti ora, è bene che non ci pensi troppo, sennò mi emoziono!”.
Dopo aver mosso i primi passi nel minirugby biancoverde ed aver esordito da minorenne in prima squadra, dal 2022 Gesi è protagonista con le Zebre, la franchigia parmense impegnata nella United Rugby Championship. Trequarti con doti atletiche straordinarie e con una visione di gioco fuori dal comune, è il dodicesimo campione cresciuto in biancoverde – e con presenze nella prima squadra livornese – ad aver meritato la chiamata in nazionale maggiore.
Prima di lui, sempre partendo da via dei Pensieri, hanno compiuto la stessa scalata: Franco Mazzantini, Romano Sciacol, Fabrizio Gaetaniello, Fabio Gaetaniello, Marzio Innocenti, Massimo Goti, Leandro Manteri, Gianluca Guidi, Matteo Mazzantini, Andrea De Rossi e Diego Saccà.
Simone Gesi, da sempre legatissimo al suo club d’origine, ha il rugby nel DNA. Tutta la sua famiglia è biancoverde. Il nonno Silvano ha giocato nella mischia del Livorno Rugby negli anni ’50 e ’60. Il padre Stefano è stato un pilastro – prevalentemente in terza linea – dagli anni ’80 fino ai primi Duemila. Lo zio Andrea ha militato nella linea arretrata, sempre con la stessa maglia. E poi c’è il fratello minore Alessandro, classe 2003, mediano di apertura e utility back, anche lui cresciuto nel vivaio livornese e oggi in forza alle Zebre, con numerose presenze nelle nazionali juniores. E la tradizione continua.
Oggi, accanto a Simone, sono tanti i ragazzi del Livorno Rugby che portano avanti il testimone, alcuni dei quali hanno già trovato spazio nelle rappresentative nazionali Under 18 e Under 20. Un segnale evidente che il vivaio biancoverde è vivo, attivo e capace di costruire il futuro, anno dopo anno. Il cammino di Simone parla chiaro: talento, sacrificio, identità.
Dalle giovanili del Livorno Rugby alla maglia azzurra, senza mai perdere il filo con le proprie radici. E chissà quanti altri ragazzi biancoverdi, ispirati dal suo esempio, sono già pronti a prendere il volo.